Tra proteste, fraintendimenti e vecchie abitudini: cosa sta succedendo davvero
“La ciclabile fantasma che blocca Palermo”
Apriamo con un paradosso: La ciclabile non è stata ancora realizzata, non c’è un cantiere, non c’è un restringimento, non c’è un metro di asfalto nuovo. Eppure, Corso Calatafimi è già nel caos mediatico.
Nei commenti social si leggono frasi tipo:
- “Così ci togliete la strada”
- “Dove parcheggiamo adesso”
- “Diventerà tutto un ingorgo”
- “Prima sistemate le buche”
La ciclabile non c’è, ma la paura sì. E questo è già un dato politico e culturale.
Le proteste: spontaneità o riflesso condizionato?
Le manifestazioni di questi giorni mostrano un copione già visto:
- automobilisti che protestano contro un cambiamento non ancora avvenuto
- residenti convinti che la ciclabile “toglierà spazio”, senza aver visto un progetto
- commercianti che temono cali di fatturato, nonostante tutte le evidenze europee dicano il contrario
Qui possiamo inserire una riflessione: Palermo reagisce non ai fatti, ma alle anticipazioni. È una città che vive il cambiamento come minaccia, non come opportunità.
Le contraddizioni emerse nei commenti social
Questa è la parte più interessante, perché i commenti su Facebook sono un laboratorio sociologico.
Le principali contraddizioni:
- “Prima sistemate le strade” → ma quando si propone un intervento strutturale, scatta il “non toccate nulla”, ed è subito benaltrismo.
- “La ciclabile creerà traffico” → come se oggi Corso Calatafimi fosse un’autostrada scorrevole.
- “Non c’è spazio” → in una strada larga oltre 10 metri, con parcheggi selvaggi su entrambi i lati.
- “Non serve a nessuno” → detta da chi non ha mai provato a muoversi senza auto.
- “Ma non vedo mai ciclisti” → fonte della statistica “me stesso”
Queste frasi non sono opinioni: sono sintomi.
“Le ciclabili uccidono il commercio”: il mito che non vuole morire
Tra le paure più ricorrenti emerse nei commenti del precedente articolo c’è quella secondo cui le ciclabili sarebbero un pericolo per i negozi. È un argomento che a Palermo torna puntuale come il traffico del lunedì mattina. E lo abbiamo visto anni fa quando cominciavo le pedonalizzazioni di via Maqueda, piazza S. Domenico e via Vittorio Emanuele.
Eppure, ovunque nel mondo — da Parigi a New York, da Siviglia a Bologna — succede l’esatto contrario:
- più persone a piedi e in bici = più clienti potenziali, non meno
- meno auto in sosta selvaggia = vetrine più visibili
- strade più sicure e ordinate = più vivibilità e più tempo di permanenza
Il vero problema non è la ciclabile. Il vero problema è che per decenni abbiamo confuso il concetto di “clientela” con quello di “parcheggio davanti alla porta”.
E così nasce il paradosso tutto palermitano: si teme che una ciclabile possa danneggiare il commercio… in strade dove oggi i negozi sono già soffocati da doppie file, caos e smog. Comprese le scuole.
In realtà, ciò che danneggia il commercio non è la bici, ma l’idea che l’unico cliente possibile sia quello che arriva in auto e pretende di fermarsi a 30 centimetri dall’ingresso.
Cosa dice davvero il progetto (e cosa NON dice)
Qui possiamo fare chiarezza, perché molti commenti nascono da informazioni sbagliate.
Il progetto:
- non elimina due corsie, ma riorganizza lo spazio
- non cancella tutti i parcheggi, ma li razionalizza
- non crea un “muro”, ma una corsia protetta per chi si muove in bici
- non è un capriccio, ma un intervento previsto dal PUMS e finanziato
E soprattutto: non è un’opera contro gli automobilisti, ma un’opera per la sicurezza di tutti.
Il vero nodo: la paura di perdere privilegi
Diciamolo: la protesta non nasce dalla ciclabile. Nasce dal fatto che Palermo è una città dove:
- il parcheggio in seconda fila è considerato un diritto (ma non si dice)
- lo spazio pubblico è percepito come proprietà privata
- ogni metro sottratto all’auto è vissuto come un affronto personale
La ciclabile diventa così un simbolo: non è una striscia di asfalto, è un cambio di paradigma.
Corso Calatafimi può diventare:
- una strada più sicura
- più vivibile
- più moderna
- più europea
Conclusione: la città che vogliamo essere
Oppure può restare com’è: un corridoio di lamiere, clacson e parcheggi selvaggi.
La ciclabile non è ancora stata costruita. Ma la scelta, quella sì, è già davanti a noi.
Varianti in corso d’opera e richiesta modifiche
Se ne leggono tante in questi giorni. C’è anche chi propone di spostare la ciclabile su via Ernesto Basile. A parte che lungo via E. Basile è già prevista una ciclabile inserita nel progetto della nuova tranvia. Ma chiedere di spostarla merita un’attenzione particolare.
È il classico riflesso NIMBY:
- la ciclabile serve
- è utile
- è moderna
- è un passo avanti …ma non qui, non davanti a casa mia, non sulla strada che uso io.
Via Basile diventa così la terra promessa dove spostare tutto ciò che dà fastidio: la ciclabile, il tram, il traffico, i parcheggi, i problemi. Un luogo lontano, astratto, quasi mitologico, dove ogni intervento sembra accettabile perché non tocca le abitudini quotidiane di chi protesta.
Il paradosso è evidente: chi chiede di spostare la ciclabile su via Basile non sta proponendo una soluzione, sta semplicemente dicendo: “Non cambiate nulla nel mio pezzo di città.”
Ed è proprio questo che trasforma una discussione tecnica in un caso da manuale di NIMBY.
Senso unico su Corso Calatafimi: opportunità e criticità
Spunta anche l’idea di istituire il senso unico lungo corso Calatafimi. In questa maniera da un lato della strada si guadagnerebbe spazio tale da istituire la sosta a lisca di pesce e aumentare di conseguenza gli stalli di sosta.
Un senso unico di marcia da piazza Indipendenza fino a via Marinuzzi, mentre dallo svincolo Calatafimi per raggiungere piazza Indipendenza si dovrà impegnare via Marinuzzi, e corso Pisani. Che potrebbe diventare anche a senso unico in direzione di piazza Indipendenza.
Ma bisogna fare i conti coi lavori che interesseranno l’intero svincolo Calatafimi, previsti all’interno della tranvia dove l’intero svincolo sarà rimodulato in modo da rendere la circolazione più scorrevole senza l’ausilio degli attuali semafori

